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Frammenti di varia disumanità
Bestiale
post pubblicato in Poesie, il 20 novembre 2011


L'avete detto voi
che io devo crescere
ma la vita è una giostra
e io ci sono sopra
e la musica suona 
e io non scenderò
Tra cento cavalli bianchi
uno solo è nero 
ed io ci sono sopra 
ed io non scenerò
Fino al fondo del bicchiere
raschio il piatto col cucchiaio
fino all'ultimo respiro

ed io non scenderò.
Io so chi sono
ed io non scenderò.

Questa la voglio dedicare a Davide Gentili e ai Bestiali e ringraziarli per la serata di venerdì scorso.
Perfetto
post pubblicato in Poesie, il 10 agosto 2011


Nel buio morbido
di un sogno tropicale
brilla un momento una stella
solo due ore vive un fiore
Al tocco di labbra sconosciute
si scioglie il mio mistero
e tutto par esser com'è
e tutto è come dev'esser
Perfetto




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Merita di morire
post pubblicato in E facciamoci riconoscere, il 28 giugno 2011


chi non si ribella ai soprusi, chi non combatte per i propri diritti, chi non si difende dalle ingiustizie.
E' trascorso quasi un mese dalle elezioni amministrative, quando quasi 230.000 cittadini napoletani hanno dato il loro voto a Luigi De Magistris.
Il programma di De Magistris era semplice e chiaro: lotta alla corruzione, trasparenza e legalità, soprattuto e con urgenza in riferimento al ciclo di gestione dei rifiuti urbani.
Dopo meno di trenta giorni, è ormai evidente che la resistenza della criminalità organizzata e dei gruppi di potere ed interesse con essa conniventi, è dura e organizzata.
Era prevedibile! Era prevedibile, che chi lucra sull'emergenza, trafugando stanziamenti pubblici statali, locali e comunitari, chi sversa abusivamente e senza controlli, chi fa e riceve assunzioni fantasma, si sarebbe ribellato a qualsiasi tentativo di ripristinare un andamento legale delle cose.
Forte dell'appoggio di un governo per la gran parte corrotto e, per il residuo, colluso, la criminalità organizzata ha dato vita ad una campagna di opposizione alla legalità che, solo marginalmente violenta, è soprattutto mediatica.
Una campagna per delegittimare De Magistris e la sua giunta, non certo per colpire l'uomo, ma per riaffermare agli occhi dell'Italia e del mondo, che Napoli non può cambiare, che la camorra controlla effettivamente il territorio e che non può essere che così. Una campagna per convincere il mondo, non che a Napoli ci sia la camorra, ma che Napoli è la camorra, che c'è una perfetta identificazione tra la criminalità organizzata e i cittadini napoletani tutti.
E' una corrispondenza che non esiste, ma che sta entrando nella coscienza collettiva, sia grazie all'efficacia delle proteste orchestrate dai boss e rimbalzate, per le ragioni di più vario interesse politico e criminale, da tutte le televisioni nazionali senza il minimo filtro critico, sia grazie al silenzio di quei quasi 230.000 cittadini, che non stanno dicendo una parola, nemmeno per prendere le distanze, nemmeno per dire "non siamo tutti così", nemmeno per dire "appoggiamo il progetto del sindaco".
Rispetto al quasi milione di abitanti della sola cinta urbana, stiamo comunque parlando di una minoranza, ma non certo di una minoranza esigua.
Dove sono tutte queste persone, perchè non scendono in piazza, che so, per protestare contro l'interessata immobilità del governo? Per esprimere il proprio appoggio ai piani di risoluzione proposti dalla giunta ? Perchè non denunciano chi incendia i rifiuti o li sparge, chi minaccia e corrompe?
Cosa credevano avrebbe potuto fare De Magistris una volta eleltto? Fermare la delinquenza a mani nude? Cosa credevano di dover fare loro, una volta eletto De Magistris? Mettersi in poltrona a contemplare l'avvenuto miracolo?
Merita di morire, chi crede nell'uomo dei miracoli, chi aspetta che la provvidenza risolva i suoi problemi, chi crede di poter vivere tranquillo in mezzo alle ingiustizie ed alle violenze, perchè "io non sona persona per bene", chi lascia che sia la paura a guidare le proprie azioni.
Questa è forse proprio l'ultima occasione, per dimostrare a noi stessi, all'Italia e al mondo, che Napoli e la camorra non sono la stessa cosa, che ci sono ancora persone in città in grado di ribellarsi, che c'è un'alternativa tra far torto o patirlo. Se non saremo in grado di cogliere questa occasione, davvero allora meritiamo di morire... avvelenati. 

Fred Uhlman
post pubblicato in Poesie, il 19 maggio 2011


Labile
un passione labile
un ricordo labile
un contatto labile.
Labile
questo sfiorarsi l'anima
questo scoprirsi fragili
questo cercarsi e perdersi.
Nell'attimo perfetto di un ricordo
e dopo è solo un lungo attenderti
Come vorrrei che fossi qui per me
ancora labile.




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Come vorrei
post pubblicato in Poesie, il 20 marzo 2011


Come vorrei che tu potessi illudermi
e farmi dire "amore mio"
come si trema di paura
nella pazza corsa di una giostra
Vacanza romana, e non mi pesa 
ma regalami un attimo di sogno
Che ti costa?



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Differenze e vicinanze
post pubblicato in Si, viaggiare, il 28 gennaio 2011


La mia refrattarietà all'apprendimento delle lingue straniere è ormai cronica: ieri ero a Barcellona da appena due ore e mi ero già fatta riconoscere in un paio di negozi e in un Burger King.
La navetta dell'aeroporto mi ha scaricata a Plaza Cataunya. Non essendo dell'umore di badare a borseggiatori e turlupinatori di turisti, ho accuratamente evitato la Rambla e mi sono infilata nella stradina pedonale parallela.
C'erano Zara, Oysho, H&M, praticamente tutto quello che c'è sulla Tuscolana. Svolto a sinistra e poi a destra e mi trovo in bocca ad un tempio di Disegual. Un manichino ha il mio stesso cappotto, un altro la mia maglietta.
Compro il bracciale che Roberta mi aveva chiesto e scappo via. La commessa parla solo catalano e io solo italiano, ma ci capiamo.
Uscendo dico: "Vado via se no compro tutto". 
Lascio la zona più turistica e mi sposto dove abita Valentina e, andando un poco in giro, mi faccio un paio di idee su Barcellona:
1. Il semaforo non esprime un divieto o un obbligo tassativo. E' un suggerimento.
    Come a Napoli
2. Il clacson non ha un uso funzionale, è la colonna sonora dei sentimenti degli automobilisti incazzati per il traffico e la pioggia. Proprio come a Napoli.
Se non fosse per il fatto che non riesco a parlare con nessuno, mi sentirei decisamente a casa.
Un caro saluto
post pubblicato in Dal mio diario, il 12 novembre 2010


Questa mattina per la prima volta in vita mia, una vita che persiste cocciuta già da tre decenni, la forza pubblica mi ha fermata per controllare il mio documento d'identità.
La cosa si è svolta più o meno così: in un orario eccezionalmente anticipato rispetto alle mie abitudini, le 8 e 45 circa di questa mattina, mi trovavo alla stazione Piramide della Linea B della metropolitana di Roma.
Percorrendo la banchina da un estremo all'altro, cercando un posto comodo dove aspettare la corsa successiva, noto la succitata forza pubblica nell'atto di svolgere la succitata mansione di verificare i documenti di identità di alcuni (e perchè di altri no ?), che aspettavano con me la metropolitana presso i binari.
La scena che mi si è prospetta comprendeva tre uomini in divisa e armati, due dei quali in tuta mimetica, manco fossimo a Bagdad anzichè in uno dei posti più tranquilli di Roma, impegnati a fermare a mani nude i terroristi? A salvare una donna da un branco di stupratori? A sventare una rapina? Uno scippo? No, a chiacchierare coi passanti: "Buon giorno, mi mostra un documento per favore? Chi è lei? Che lavoro fa? Come mai si trova qua? ( questa poi è la domanda più bella! Ma secondo te a quest'ora dove sto andando se non a lavoro? N.d.r.)"
A me hanno persino detto: "AH! Ma sembra molto più giovane della sua età, ma bisognerebbe uccidere il fotografo". 
Grazie! Quando una ha vissuto come me ben tre decadi, un complimento non lo rifiuta più da nessuno.
Guardo la scena, la guardo con insistenza, magari mi viene da ridere, magari da scuotere la testa e poi me ne vado per i fatti miei, ma uno dei due soldati mi nota e dopo pochi momenti, veloce ed efficiente come Jonny Bassotto, il gentile carabiniere viene anche da me a fare due chiacchiere.
Lo si potrebbe interpretare come un tentativo di intimidire me e tutti i presenti, a voler essere cattivi. Un modo per dire: noi siamo la forza pubblica e tu che non sei nessuno ti devi fare i fatti tuoi, se no le paghi le conseguenze.
Però io non sono una persona cattiva, anzi sono buona e brava, rispetto sempre la legge e se per caso qualche volta no, è solo per un errore di sbaglio, per questo le forze dell'ordine non mi intimidiscono e non mi sono sentita intimidita, solo ho fatto un notevole sforzo per non ridere, un tale sforzo che ancora mi duole la mascella.
I controlli dei documenti d'identità in Italia si fanno, tant'è che la legge li regola espressamente. Servono effettivamente per la prevenzione dei reati? Non servono? Non lo so e non lo voglio discutere, ma tre uomini armati di cui due soldati vi sembrano veramente un impiego di forze proporzionato alla mansione in oggetto?
E' questo che ha suscitato in me il senso del ridicolo: la visione improvvisa e mattutina di questa sproporzione.
E' colpa dei gentile carabiniere e dei due coreografici soldati? Assolutamente no!
E' un legge emanata dal  Parlamento e voluta dal Governo ad obbligare uomini e donne del nostro esercito e delle nostre forze dell'ordine a questi atti ridicoli, come le lunghe soste, guarda caso solo negli orari in cui i pendolari si muovono per andare e tornare da lavoro, davanti alle stazioni del trasporto ferroviario locale e della metropolitana.
Mi si potrebbe obbiettare che tutto ciò è per prevenire atti terroristici come quelli di Londra e Madrid , ma, fermo restando che degli sporadici e casuali controlli dei documenti servano veramente allo scopo, da quando in qua non sono sufficienti due carabinieri o due polizziontti per fermare un sospetto per accertamenti?
All'indomani dell'approvazione della norma, che disponeva l'impiego di uomini e donne dell'esercito nelle attività di ordine pubblico, Marco Travaglio lamentò più volte di non aver visto che due soli militari in tutta Roma, quelli stanziati sotto la residenza del povero Alberto Sordi.
Allora quest'obiezione era motivata, ma oggi la presenza dei militari fianco a fianco alle forze dell'ordine è una costante in diversi quartieri della città, dando alla capitale l'apparenza di un sanguinoso dramma ambientato in una dittatura sudamericana e la sostanza di una comica di Stanlio ed Olio.
Sessismo
post pubblicato in Fenomenologia dell'Insipido, il 30 ottobre 2010


Tra adolescenti

Lei A: "Di chi parliamo?"
Lei B: "Di Silvio Berlusconi"
Lei A:" E ti pareva.. e di che parliamo?"
Lei B: "Immagina di incontrare Berlusconi"
Lei A: "E che ci vuole! Mi vesto da zoccola e vado a Milano nel locale di Mora"
Lei B: "Lascia perdere... Immagina che ti dicesse che puoi scegliere tra avere una relazione sessuale con lui e non dirlo a nessuno e poterlo dire a tutti, ma senza mai avere contatti con lui.."
Lei A: "Cioè... nel primo caso abbiamo una storia, ma non lo sa nessuno e nel secondo non abbiamo una storia, ma tutti credono che l'abbiamo?"
Lei B: "Esatto! Tu che sceglieresti?"
Lei A:" Mi pare ovvio: la seconda e senza il minimo dubbio"
Lei B: "E perchè?"
Lei A: "TI intervistano tutti, diventi famosa, ti fai regalare quello che ti pare, perchè se no racconti di come passate le serate a villa certosa... e tutto senza manco il fastidio di doverlo toccare! Non sarebbe fantastico?"
 

Un Paragone sbagliato
post pubblicato in InFeltriTi, il 22 ottobre 2010


Io penso che il premio "faccia di tolla senza rimedio" per la serata televisiva di ieri vada assegnato senza ombra di dubbio a Gianluigi Paragone, già vicedirettore di Libero e prima direttore de La Padania.
Durante la puntata di Annozero di ieri con l'aria di Giovanna d'Arco già da qualche  minuto sul rogo, vittima della feroce censura della dittatura comunista, ha rivelato che, povero lui, percepisce un compenso di appena mille euro netti a puntata per la conduzione e direzione di " L'ultima parola", settimanale di approfondimento politico di Rai Due.
Una miseria, se messi a confronto con i ben due milioni di euro percepiti da Fabio Fazio ogni anno per "Che tempo che fa" e ancora meno di una miseria, se paragonati ai due milioni di euro promessi a Roberto Saviano per sole quattro puntante.
Seguono lunghi momenti di improperi, imprecazioni e parolacce, poi ritrovata la calma ...
Non c'è dubbio che io consideri il valore dei contenuti prodotti da Fazio e da Saviano infinitamente superiore a quello dei contenuti prodotti da Paragone, ma io sono una sporca comunista: la mia valutazione non è oggettiva, ma parziale nel senso di "di parte", falsata dalle mie simpatie e preferenze, non è credibile.
Giusto! Allora prendiamo un criterio più oggettivo, computabile e misurabile, un criterio che a Paragone dovrebbe piacere: il denaro.
Come ammesso dallo stesso capostruttura di Rai Tre, Loris Mazzetti,  durante la  medesima puntata di Annozero, al netto di tutti i costi, compreso quindi il suo stipendio e pure quello dello stesso Mazzetti, i programmi di Fabio Fazio portano ogni anno nelle casse della Rai nove milioni di euro, un guadagno netto di nove milioni di euro.
Gianluigi parliamone:  tu conduci un programma che guardavano, a gennaio scorso, il tuo cane,  il tuo gatto e la tua vecchia nonna, che però ogni tanto, quando sfuggiva alla sorveglianza della badante, cambiava per guardare la Bignardi.
Sei stato messo lì dal Governo per bilanciare Santoro, ma, essendo incapace di costruire qualcosa che sia un minimo interessante, al massimo puoi bilanciare il tuo amministratore di condominio, ma non metterlo in ombra.
Sei un costo senza profitto ed è colpa di quelli come te se, nonostante programmi di grande successo commerciale, come "Che tempo che fa" e "Annozero",  la Rai ha i bilanci costantemente in rosso.
Il tuo stipendio e il buget del tuo programma praticamente li paga Fabio Fazio, ma tu ti permetti di atteggiarti a martire della censura e, se non riesci a farti seguire nemmeno dai soci del tuo circolo degli scacchi  non è colpa tua no, è colpa degli ospiti famosi che ti boicottano, perchè sei scomodo.
Ma facci il piacere...
Mi potresti dire che, siccome la Rai pubblico, deve garantire il tuo programma per garantire una pluralità di voci, per dare rappresentatività a tutti i punti di vista, anche se minoritari.
La questione è decisamente opinabile, ma te la voglio dare per buona senza approfondimenti, buona per principio, ma, se è così, allora ringrazia il cielo che esistono i Fabio Fazio, grazie ai quali la Rai si concede il lusso di mantenere quelli come te, solo per perseguire il fine nobile del pluralismo della comunicazione, non tentare di fargli la guerra, ti rendi solo ridicolo.
Ne vale veramente la pena?

Le misure delle donne
post pubblicato in Stereotipo donna, il 15 luglio 2010


 Diventa sempre più difficile, ogni giorno che passa, parlare della discriminazione delle donne in Italia ed essere presi sul serio, soprattutto dagli uomini.
Il numero sempre crescente di bellissime ragazze che compaiono in televsione, pagate chi sa quanto solo per sorridere e sculettare seminude, il ministro delle pari opportunita che ha come principale voce in curriculum un passato da "maia desnuda", il numero crescente di candidate a tutte le cariche e gli incarichi nazionali e locali sempre più giovani e sempre più avvenenti, è normale che tutto questo induca sempre più uomini, e purtroppo anche molte donne, a pensare che la vita per una donna in Italia oggi sia molto più facile che per un uomo.
In fondo cosa è chiesto ad una donna per raggiungere l'olimpo della politica e del potere? E' chiesto solo di essere bella e compiacente, bella e morbida, bella ed accogliente.
Che culo che hanno queste donne, a poter fare carriera basandosi solo sul proprio corpo e non mi vengano a dire che darla un pò qua e un pò la, a chi la chiede, sia questo grande sacrificio: il sesso piace a tutti no?
Proprio perchè il contensto è questo, non mi meraviglio se all'intervista di Federica Gagliardi al programma radiofonico "La zanzara", la maggior parte dei commenti che ho racconto in giro siano stati sul genere "chi sa quanti vorrebbero essere al suo posto".
Nessuno però si domanda quale sia esattamente il posto della piccola Federica in questa vicenda, nella delegazione per il G20, nella società italiana di oggi. E non facciamo commenti volgari e scemi per favore.
Molti, uomini e donne, vedono come un in più, come un vantaggio, come una maggiore possibilità questa che oggi le donne hanno in Italia, di potersi basare sul corpo e sul sesso per ottenere quello che vogliono e/o occorre loro, mentre in raltà non di vantaggio si tratta ma di handicap e diminuzione.
Se è vero infatti che le donne, a differenza degli uomini, possono usare l'arma della bellezza e del sesso, ciò avviene perchè oggi più che mai tutto il potere è saldamente tenuto dalle mani di uomini, di uomini anziani aggiungerei.
Il tipo di rapporto che si instaura non è mai tra pari, non è nemmeno un triviale scambio merci, ma è  un rapporto di acquisto, è il rapporto tra il compratore, che ha tutto il potere, e la cosa comprata, che non può che subire l'acquisto.
Dolorosamente e bene lo sanno tutte quelle donne, non tutte racchie, come il maschilismo fin ora illustrato tenderebbe a pensare, che cercano di percorrere una strada basata sugli altri loro talenti e dolorosamente scoprono  che qualsisi altra strada, se non addirittura preclusa, è almeno cento e cento volte più difficoltosa di quanto lo sarà mai per qualsisi uomo.
Questo cerco di spiegare, soprattutto agli uomini, soprattutto giovani, che mentre c'è il massimo dell'intresse per le misure del corpo femminile, le classiche 90 60 90, nessun interesse suscitano cose come la misura del Q.I, per esempio, o quella del redimento professionale o dello stipendio delle donne, mediamente della metà di quello di un uomo della stessa età a parità di formazione e mansioni svolte.
Questo cerco di raccontare, come oggi per tutte le donne in Italia il riconoscimento dei più elementari diritti non sia un fatto assodato, ma una conquista frutto di una quotidina e faticosa lotta.
Cerco di spiegare e raccontare tutti i giorni, ma ogni tanto mi esaspero. Così una volta che dopo molte spiegazioni, un mio collega molto dolce e gentile, ma forse troppo troppo giovane, mi chiese per la cinquantesima volta perchè mi ostinassi a dire che le donne in Italia sono discriminate, sbottai dicendo "perchè io guadagno quanto te che non sai e non capisci un cazzo"

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